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Una canzone: David Bowie – Absolute Beginners (1986)

David Bowie negli anni ’80 alterna con continuità la sua carriera di musicista a quella di attore. Se la si vuole dire tutta riuscendo spesso meglio nella seconda che nella prima in questo particolare periodo. Tolti Scary Monsters (And Super Creeps), uscito nel 1980 ma ancora figlio dei ’70 e Let’s Dance, album che non amo ma a cui riconosco un tentativo voluto di arrivare a un pubblico più ampio, il resto della produzione è un bel rebus.

Bowie dopo il mega successo di Let’s Dance manda nei negozi Tonight, annacquato e fuori fuoco, poi Never Let Me Down, leggermente migliore ma con una produzione discutibile. Tra questi due dischi partecipa al film Absolute Beginners diretto da Julian Temple, già regista di alcuni suoi video. Se il film non si può dire riuscito la canzone è una delle sue migliori produzioni del decennio.

Un affresco malinconico

La partenza è affidata a un solo di chitarra abbastanza tagliente ma l’atmosfera cambia ed arriva un coro che ricorda il doo wop anni ’50. Forse non un caso visto che il film (come il libro da cui è tratto) è ambientato proprio in quel periodo. Il tutto poi si scioglie con un piano che diventa il protagonista all’entrata della voce di Bowie. A suonarlo è Rick Wakeman, vecchia conoscenza che si era già occupato del mellotron in Space Oddity ma soprattutto delle parti pianistiche di Hunky Dory. Bowie dà vita da subito a un’interpretazione appassionata e appassionante di un testo non banale che parla d’amore. La canzone è in prima persona ma l’interpretazione sembra quella di un narratore che racconta una storia.

Il pezzo riesce a rendere paradossalmente un servizio molto migliore a una parte della storia del film, quella d’amore. Il cantato parte riflessivo per poi aprirsi nel ritornello dove sembra quasi un inno. Si parla di due giovani che non hanno molto da offrire l’un l’altra se non l’amore, ma che possono riuscire a farcela. Messa così sembra il solito argomento sull’amore trito e ritrito ma quel che fa la differenza è proprio l’interpretazione di Bowie.

Le sfaccettature dell’amore

Impregnata di un ottimismo malinconico, la voce riesce infatti a rendere perfettamente quel che il testo ci vuole comunicare. Quella certezza assoluta permeata però di dubbi che buona parte di noi ha vissuto nella nostra giovinezza. Poi quell’apertura nel ritornello fa veramente “volare oltre le montagne” come viene detto nel testo, ha una qualità emozionale altissima. Senza dimenticare il sax, che dopo un primo intervento a circa metà canzone si prende la scena e la tiene fino alla fine (la traccia dura 8 minuti, accorciata a poco più di 5 minuti per il singolo). Don Weller parte su toni bassi e suadenti prima per poi salire e scendere, emozionando quasi quanto il cantato, fino al termine quando tornano il tema quasi doo wop e le chitarre a chiudere il cerchio.

Un trampolino di lancio?

Absolute Beginners dimostra insomma, se mai qualcuno avesse avuto dubbi, che David Bowie è ancora in grado di scrivere grandi canzoni. La speranza di un nuovo album su livelli di eccellenza verrà un po’ disattesa dal già citato Never Let Me Down, che soffre di una produzione non troppo riuscita. Dopo il Glass Spider Tour però arriveranno i Tin Machine e Black Tie White Noise. Da qui sarà di nuovo discesa per il Duca Bianco, che si reinventerà ottimamente fino al termine della sua esistenza.

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Pubblicato da parliamounpodimusica

Grande appassionato di musica fin da bambino, si è finalmente deciso a scriverne un po' unendo così due sue grandi passioni