Curiosamente era lo stesso un giovedì, ma di cinquant’anni fa. A Besançon in Francia, al Palazzo dello Sport suonano i Genesis, con il tour di The Lamb Lies Down On Broadway. La serie di concerti si dovrebbe concludere a Tolosa due giorni dopo ma la tappa verrà annullata. Sarà dunque questa cittadina della Borgogna a passare alla storia del rock come l’ultima che ha visto il gruppo inglese nella sua formazione storica calcare le assi di un palco.
Snodo fondamentale di cui i presenti non sono però minimamente a conoscenza. Peter Gabriel aveva infatti comunicato la decisione di voler lasciare all’inizio del tour chiedendo però di tenere nel massimo riserbo la notizia. Nel 1975 era più facile farlo e la lunga serie di concerti si svolge senza intoppi, se si escludono quelli tecnici che negli anni settanta non mancavano mai. Le insoddisfazioni che erano emerse durante la lavorazione dell’album evidentemente avevano avuto la meglio o semplicemente sia il cantante che il gruppo sentivano di essere arrivati al termine di un percorso. La replica numero 110 di quel giro d’America e d’Europa metterà dunque la parola fine ad otto anni di vita e musica condivise, tra preoccupazione e commozione.
Echi sulle paludi di Broadwa
Per rimarcare l’evento Gabriel suona all’oboe The Last Post davanti ai compagni di band e ai tecnici nei camerini prima di salire sul palco. Poi si va in scena. Il concerto va bene, dopo tutto il nuovo album è il momento dei bis. Prima ecco The Musical Box poi arriva The Knife. Anche questo brano rappresenta una sorta di chiusura del cerchio. Si torna infatti agli albori della storia, a Trespass, album del 1970 che la band considera forse il loro vero primo album. Una fanfara (o rondò) rock che celebra una sorta di funerale se ci si pensa, anche in questo non manca una punta d’ironia. Una volta scesi dal palco arriva il cosa succederà. Al momento la notizia è a conoscenza di una ristretta cerchia, apparentemente tutto procede senza intoppi ma alla fine arrivano le fughe di notizie.
Il primo a parlare di una possibile uscita di Gabriel è il Melody Maker, seguito a ruota dalle altre testate musicali. Gabriel così scrive di suo pugno una lettera che viene recapitata a mano alle redazioni, dove in un modo anche abbastanza strambo conferma la sua uscita. Pubblicata il 16 agosto del 1975 mette definitivamente la parola fine alle illazioni e la riporto integralmente qui di seguito
Rinchiusi nel successo
“Il veicolo che abbiamo creato come mezzo al servizio della nostra musica è diventato il nostro padrone e ci ha come rinchiusi nel successo tanto desiderato. Ha influenzato gli atteggiamenti e lo spirito di tutta la band. La vena creativa non si è prosciugata e io rispetto ancora i miei compagni, ma ora più è difficile definire i ruoli.
Avere un’idea per “l’istituzione Genesis” significa pensare molto più concretamente di prima. Per qualsiasi band mantenere lo stesso slancio e l’entusiasmo dei primi ideali nel salto professionale è difficile. Personalmente credo che l’uso di immagini sonore e visive ora vada sviluppato molto più di prima. Ma a questo livello, per farlo, occorre una linea chiara e coerente, che il nostro piccolo comitato interno pseudo-democratico non potrebbe mai dare”.
Assorbire esperienze
“Come artista ho bisogno di assorbire una grande varietà di esperienze. È difficile rispondere all’intuizione e all’impulso istintivi nella pianificazione a lungo termine di cui ormai necessita la band. Ora sento di dover badare a me, imparare per me e sviluppare me stesso, i miei pezzi e le mie idee e raccogliere un sacco di materiale al di fuori dell’ambito strettamente musicale.
Anche le delizie nascoste che ti dà coltivare l’orto o convivere con un’altra persona stanno iniziando a svelarmi i loro segreti. Non potevo pretendere che la band legasse i propri impegni ai tempi di crescita dei miei cavoli”.
Meno brividi lungo la schiena
“L’aumento di denaro e potere, se fossi rimasto, mi avrebbe ancorato ai riflettori. Per me ora conta di più dare spazio alla mia famiglia, tenerla unita e dare voce al papà che è dentro di me. Anche se ho visto e imparato molto negli ultimi sette anni, ho scoperto che avevo iniziato a guardare le cose come “il celebre Peter Gabriel”, nonostante cercassi di vivere “in borghese” quando possibile, magari dando ancora un passaggio agli autostoppisti in difficoltà. Però avevo iniziato a pensare in termini commerciali; il che è una cosa molto utile per un musicista introverso come me, ma monetizzare il mio rapporto coi dischi e col pubblico mi stava allontanando da entrambi. Durante i concerti avvertivo meno brividi lungo la schiena.
Credo che il mondo stia vivendo un difficile periodo di cambiamento e sono eccitato da alcuni aspetti che finalmente emergono in superficie e nella coscienza delle persone. Voglio esplorare ed essere pronto, aperto e flessibile per avere delle risposte mie, svincolate dalla vecchia gerarchia”.
Futuro nella musica
“Gran parte delle ambizioni della mia psiche come archetipo della rockstar si sono realizzate: la gratificazione del mio ego, la facilità nell’attrarre le ragazze (forse il risultato dei tanti rifiuti presi quando ero solo un liceale pieno di brufoli). E ogni tanto vorrò ancora giocare a “fare la star”, ma il mio futuro nella musica – se ce ne sarà uno – dovrà toccare tutte le situazioni possibili.
È bello vedere sempre più artisti che se ne infischiano delle classifiche. Questa è la differenza tra il pollo ingabbiato da batteria e quello libero, ruspante. Però perché il pollo ha deciso di attraversare la strada? Non c’è animosità tra me e il gruppo, o col management. La decisione era già stata presa da un po’ e abbiamo discusso molto fra noi sulla nuova direzione da prendere. Non abbiamo annunciato prima il mio distacco solo perché la band doveva ancora trovare un sostituto per “tappare il buco”.”
Un calcio alle fake news
“Non escludo di collaborare su altri progetti con alcuni dei miei ex-colleghi. Le seguenti congetture invece hanno poco a che spartire con la realtà:
Peter Gabriel ha lasciato i Genesis per…
– lavorare in teatro
– fare più soldi come solista
– diventare un David Bowie
– diventare un Brian Ferry
– mettersi un boa di pelo intorno al collo con cui poi impiccarsi
– andare in casa di cura
– rimbecillirsi in campagna
Non mi ero ancora espresso adeguatamente nelle varie interviste rilasciate alla stampa, così ho sentito il bisogno di dare alle persone che hanno sostenuto la band con tanto amore ed energia un quadro più chiaro delle ragioni che mi hanno spinto a questo passo”.
L’incognita del futuro
La cosa incredibile di questa lettera è che, rileggendola a distanza di tutto questo tempo, si nota come Gabriel abbia tenuto sostanzialmente fede a tutto quello che c’era scritto in quella lettera. Era anche quello che aveva più fiducia di tutti nelle possibilità del suo ex gruppo di continuare. I Genesis erano ovviamente più preoccupati, avendo dopo il tour provato molti cantanti senza trovare nessuno che li soddisfacesse davvero.
Alla fine sarà Phil Collins, che non voleva assolutamente, a provare a cantare come una sorta di mossa della disperazione. Da qui prenderanno le mosse due storie differenti e parallele, che torneranno comunque ad incrociarsi. A dimostrazione della non animosità di cui parlava Gabriel nella lettera saranno proprio i Genesis nel 1982 a salvarlo dalla bancarotta dopo che il loro ex cantante aveva organizzato il primo Womad Festival.
A Milton Keynes andrà infatti in scena lo show “Six Of The Best” dove i Genesis e Gabriel calcheranno insieme il palco per un’ultima volta. L’incasso di quel concerto sarà devoluto proprio al cantante che così riuscirà a trarsi d’impaccio.