Posso finirla così? Già era stata dura con Sly Stone e ci tornerò sopra. Poi muore Brian Wilson e si apre una voragine. Potevamo aspettarci che succedesse? Certo. Eravamo preparati? Mai.
Paradosso interessante per qualcuno che era arrivato quasi all’eclissi totale mentre era in vita, facendo anche della sua assenza da un certo momento in poi una presenza ingombrante.
Tante cose per Brian Wilson si sono rette su un equilibrio precario e se ci si pensa è stato proprio questo a fare grande la sua musica. Un continuo gioco d’incastri e in certi casi anche di contrasti che però hanno portato in dote dei classici istantanei.
Brian Wilson in realtà ci ha sempre ingannati facendoci credere di ascoltare della musica pop. Tecnicamente la si può definire così ma ci sono dentro talmente tante cose, dettagli, minuzie che ogni volta che si ascoltano i brani che ha scritto ci svelano sempre qualcosa di nuovo. Anche quando pensi di aver finalmente afferrato tutto arriverà qualcosa che ti potrebbe lasciare a bocca aperta. Tutto in due-tre minuti, che rende la cosa ancora più incredibile.
Truffare la malinconia
Altro grande inganno è l’apparente spensieratezza. Tutto sembra leggero e innocuo e nei primi album è effettivamente così. Ma poi il Fun! Fun! Fun! non basta più ed inizia ad apparire in controluce una malinconia insolita fino a quel momento. Ed ecco che tutto diventa più dubitativo, meno spensierato, più adulto.
Ecco, Wilson è uno di quelli che ha fatto crescere la musica “dei giovani”, come veniva definita all’epoca, traghettandola da un momento di semplice svago a qualcosa di ben più sostanzioso. È vero, ci ha ingannato, ma lo ha fatto a fin di bene. Infatti la nostra vita sarebbe stata più vuota e ben peggiore se non lo avesse fatto.
Let’s go away for awhile, Brian.