Speranza e rimpianto. Una dicotomia niente male. Ma del resto cosa è settembre se non un mese indefinito? Non è più estate ma non è nemmeno autunno. Allora che cos’è?
L’armatura non l’avrò
Alberto Fortis inserisce Settembre nel suo terzo album, La Grande Grotta. La fa annunciare da un piano trepidante, talmente tanto che sembra quasi uscire dalle casse per piazzarsi in soggiorno. Intorno a lui fiorisce un organo mentre la sezione ritmica lavora punteggiando. Su tutto poi si staglia la voce di Fortis, frizzante ma anche velata di un qualcosa di malinconico. Sembra che tutti siano in attesa di qualcosa con la musica che pian piano cresce. L’arrivo di una voce di supporto abbellisce con vocalizzi assortiti il panorama e, al momento del ritornello il riferimento è quello del gospel.
La sezione ritmica cambia marcia e trascina con se tutti gli strumenti. I cori sostengono la voce ma il testo per contrasto qui diventa meno aperto, maggiormente pensieroso. Sembra che l’amore sia fuggito via e chi canta sia sia disposto ad aspettare ma non è chiaro come la cosa andrà a finire. I vocalizzi di Fortis poi ci riportano al punto di partenza.
Alla compagnia si aggiunge una chitarra elettrica che lavora quasi dietro le quinte. Pochi tocchi ben diretti che aggiungono un sentore di blues.
Il nemico da sempre si cattura così
La storia poi si ripete, almeno musicalmente. Non ci sono deviazioni e tutto si svolge linearmente. Il racconto va avanti con immagini che alternano dolcezza e un po’ d’inquietudine. I cori restano ad abbellire le strofe mentre la sei corde riappare nel secondo ritornello per poi essere lasciata a briglia sciolta per un assolo nel finale con le voci dei cori che accompagnano.
Quando la canzone sfuma rimangono nelle orecchie la melodia e il ritmo che in questo brano si susseguono come se fossero l’uno la logica conseguenza dell’altro. Così come un testo che mescola con maestria stati d’animo in apparente contrasto tra loro. Alla fine resta una sorta di confusione. Che cos’è settembre? Qualcosa di diverso per ognuno di noi. L’unica cosa certa è che ritornerà.