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Un perenne movimento

Se ricordate qualche tempo fa vi avevo parlato di Jānco. Se non ve lo ricordate vi metto qui il link. A quasi due anni di distanza dal suo esordio torna con nuova musica e ci sono sia il richiamo al lavoro d’esordio che uno spingersi verso nuovi territori.

Ancora una volta si tratta di un brano interamente strumentale come quelli del suo disco Piano ContAnimation, una scelta di campo senza compromessi. A cambiare sono però le atmosfere. Con Abøut ci troviamo di fronte a un brano indefinibile. Piano, basso e la batteria suonata da Frank Santarnecchi. Se il nome vi dice qualcosa vi dò due indizi: tastiere e Jovanotti.

Urgenza e quiete

Il brano si apre con una sorta di riff di solo piano urgente che dà subito il tono al pezzo. Su di esso si innestano subito le pelli e i piatti dando il via a quello che ha tutta l’aria di un dialogo tra due strumenti. Il basso offre un sostegno solido a tutto questo rendendosi anche protagonista di alcuni brevi momenti in solitaria.

Mentre si ascolta si attraversano vari stati d’animo. C’è la frenesia ma anche momenti di tranquillità che servono per riprendere fiato da quella che altrimenti sembrerebbe una discesa senza freni. Il brano mette della bella carne al fuoco passando dal prog al jazz come da momenti tirati ad altri delicati con naturalezza, senza forzature. Personalmente ho molto apprezzato il fatto di aver tenuto il trio base di piano basso e batteria senza cadere nella tentazione di aggiungerne altri. Questo mantiene chi ascolta attento su quel che succede senza la possibilità di distrarsi. Scelta coraggiosa ma che ha dato i suoi frutti. Un brano da ascoltare tutto d’un fiato un attesa che ne arrivino altri, magari andando a ripescare anche i brani antecedenti per entrare in questo universo sonoro.

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Pubblicato da parliamounpodimusica

Grande appassionato di musica fin da bambino, si è finalmente deciso a scriverne un po' unendo così due sue grandi passioni