Neil Young è uscito da non molto dai Buffalo Springfield e ha pubblicato il suo primo disco solista. Di quell’album però non è troppo soddisfatto. Ha l’impressione che non tutto giri come dovrebbe. Soprattutto non ha amato le sovraincisioni, vorrebbe un suono più live e meno prodotto. Mentre scrive canzoni conosce dei musicisti. Suonano con un gruppo chiamato Rockets ma Young si trova talmente bene con loro che non ci pensa due volte a chiedergli di suonare nel suo nuovo disco. I musicisti sono Danny Whitten alla chitarra, Billy Talbot al basso e Ralph Molina alla batteria. In un lampo sono nati i Crazy Horse. Con praticamente zero prove alle spalle si va in studio.
Cercando la luce della luna
Everybody Knows This Is Nowhere arriva nei negozi nel maggio 1969 ed è in effetti un altro mondo rispetto all”esordio. A metterlo subito in chiaro c’è Cinnamon Girl meno di tre minuti dolci nelle parole ma abrasivi nella musica. Si mette subito in risalto l’alchimia tra le chitarre di Young e Whitten, capace di seguirlo e cambiare atmosfera in un battito di ciglia. Talbot e Molina non sono da meno rispondendo ad ogni sollecitazione arrivi dagli altri due. Un solo giocato praticamente su una sola nota e una sei corde lasciata a risuonare sul finale sono i marchi che suggellano una grande canzone d’apertura.
Il brano che dà il titolo al disco era già stato registrato per l’esordio del cantautore canadese e poi messo da parte. Fortunatamente aggiungerei perché la versione qui contenuta ha un tiro e una passione che all’altra mancavano. Un testo amaro acquista maggior forza con i cori e le controvoci e i Crazy Horse donano lucentezza sonora a un brano che ha la statura del piccolo grande classico.
Round And Round (It Won’t Be Long) è l’esempio del suono più live che Young voleva. Robin Lane, che partecipa alle armonie vocali, pensava di aver fatto una prova invece pronti, via e la canzone è incisa. Danny Whitten sembra più vicino o più lontano a seconda della distanza che tiene dal microfono e il brano è una di quelle tipiche ballad circolari di Neil Young che ti prendono al cuore e ti fanno venire i lucciconi. Magari non subito, ma prima o poi succede.
Giù lungo il fiume
Dopo è il momento di una murder ballad. O meglio di una murder rock ballad. Down By The River ha un testo inquietante che prende in contropiede. Tutto è incorniciato da un perenne movimento di basso, batteria e chitarra ritmica che permettono a Young di lanciarsi in un lunghissimo assolo che connette le due parti di testo. La sei corde però tesse la sua tela come un ragno, girando in cerchio prima di arrivare a un apice. In maniera paradossale è questo che rende questa canzone epica, il senso di attesa.
The Losing End (When You’re On) è una canzone di amore perduto e ha gli stilemi del country. Quell’andamento dolente e leggermente zoppicante, le controvoci che accompagnano il cantore nel suo cammino e le chitarre risuonanti non sembrerebbero fuori posto a Nashville. Young ci aggiunge un solo melodico ma non zuccheroso, anzi fortemente elettrico, che dà ulteriore sostanza al brano.
Running Dry (Requiem For The Rockets) ha un qualcosa di circolare nel suono, come una specie di bordone che percorre tutto il brano. Grande protagonista è il violino di Bobby Notkoff che si infila in ogni spazio fino a prendersi un lungo solo nella lunga parte strumentale che caratterizza il pezzo. Il testo sembrerebbe parlare d’amore ma le continue richieste di perdono potrebbero in effetti anche essere rivolte agli altri membri dei Rockets, di cui Young aveva sostanzialmente interrotto la carriera.
Ciao, donna dei miei sogni
La chiusura è speculare a quella del primo lato. Cowgirl In The Sand è un’altra cavalcata elettrica ed elettrizzante. Questa volta c’è una distribuzione diversa degli assoli e un testo più nebuloso e interpretabile. Tutto questo nulla toglie alla grandezza della canzone, composta insieme a Cinnamon Girl e Down By The River mentre Young era a letto con una febbre devastante. Ci si ritrova ad ascoltare questa canzone e non si può non rimanere affascinati una volta di più dalla creatività chitarristica di Young, che con uno stile peculiare riesce a sciorinare assoli lirici ed evocativi. Ma anche dalla bravura dei Crazy Horse che riescono a seguire all’impronta quel che succede nel brano senza mai risultare fuori contesto o eccessivi.
Si chiude così un disco in cui forse per la prima volta Neil Young riesce a fare quello che vuole e dimostra per me appieno tutto il suo potenziale. Se non bastassero le grandi canzoni che lo compongono Everybody Knows This Is Nowhere è uno snodo fondamentale anche per questo.