Io lo so che sto andando a cacciarmi in un ginepraio. Ma visto che qui è tutto estemporaneo e dettato da tempi tutti miei ho deciso di fare il calendario dell’avvento. Sono anche già in ritardo di due giorni, ottima prova. Comunque l’idea è di parlare brevemente di un disco da qui al 24 dicembre, album a cui non ho avuto la possibilità di dedicarmi durante l’anno. Ecco il primo.
Lo so, è solo rock ‘n’roll ma mi piace
Si può forse dire che It’s Only Rock’n’Roll è il più famoso tra i dischi meno celebrati dei Rolling Stones? Magari sono in errore ma mi sembra sempre poco citato e considerato mentre invece l’ho sempre trovato un ottimo album. Al di là della title-track, diventata iconica, il resto è stato lasciato tra le pieghe della memoria.
Un vero peccato perché dopo gli esperimenti non sempre riusciti di Goat’s Head Soup qui si torna ad essere più sanguigni. Lo mettono subito in chiaro le chitarre di If You Can’t Rock Me, arcigne e saporite e la cover di Ain’t Too Proud To Beg dei Temptations, soul arrembante che sfocia in It’s Only Rock’n’Roll (But I Like It).
Venuta fuori dalle session del primo album solista di Ron Wood dopo lo scioglimento dei Faces con Jagger che collabora con i musicisti del disco e David Bowie ai cori, viene rimaneggiata in studio e non è un successo immediato ma si rifarà con gli anni (e i live). Se siete curiosi di sapere come suonava la versione originale c’è il video.
Dopo un inizio arrembante arrivano due ballate ma l’insieme non ne risente. Ecco infatti ‘Till The Next Goodbye, agrodolce ed emozionante e Time Waits For No One. Una riflessione sul tempo che passa scandito all’inizio e alla fine dal tempo della batteria che riscalda mente e corpo con un Mick Taylor sugli scudi.
Se davvero vuoi essere mio amico
Si gira lato e Luxury sembra un mix di rock e reggae che fa battere il piede. Cerchi di resisterle ma alla fine il ritmo ti entra dentro e ti lasci trascinare. Dance Little Sister è una discesa senza freni, con la batteria che pesta e la band che sembra un treno in corsa. Rallentare ma con gusto è compito di If You Really Want To Be My Friend che si bagna di nuovo in acque soul questa volta a un ritmo meno arrembante ma con un’ottima riuscita. La breve Short And Curlies dimostra ancora una volta che gli Stones e il blues sono fatti per stare insieme e ci porta all’ultima canzone.
Fingerprint File è un funk maestoso e notturno che mette in mostra il basso, forza motrice del pezzo. Intorno è un fiorire di chitarre wha-wha e tastiere con un Jagger lascivo e pieno di mistero. Alla fine sembra quasi di ascoltare un qualcosa di a sé stante rispetto al disco ma se ci si pensa questo è un ottimo antipasto di quello che verrà con Black And Blue nel 1976.
Poco considerato dagli Stones stessi forse è anche questo il motivo per cui It’s Only Rock’n’Roll è visto come un album minore. Non viene citato molto spesso e rimane lì in una zona d’ombra aspettando che magari qualcuno vada a prenderlo per riascoltarlo. Io lo faccio e se lo farete anche voi sicuramente non ve ne pentirete.