Questo recensioni volanti è anche un po’ un Under The Radar. Ammetto infatti candidamente che Charlie Risso, quattro album e un ep all’attivo, l’avevo completamente mancata. Poi ad aprile è arrivato Rituals.
Cattivo istinto
A catturare l’attenzione per prima è la copertina con quella foto in bianco e nero in mezzo a un bosco dove l’essere umano è una presenza sfocata, quasi impalpabile. Non sempre il contenitore dà l’idea del contenuto ma questo è uno di quei casi in cui le immagini trovano corrispondenza con la musica.
L’album riesce musicalmente a creare un’atmosfera tutta sua. La base è la chitarra acustica e ci sono pezzi in cui effettivamente è quasi l’unica protagonista. Ma non mancano momenti in cui appare l’elettronica come in apertura di album con Bad Instinct o dove la sezione ritmica si fa più presente. Tutto risulta però molto coeso facendo di queste canzoni una raccolta dove è praticamente impossibile separare un brano dagli altri. Rituals infatti per me è un disco da ascoltare dall’inizio alla fine nell’ordine in cui è stato pensato, senza passare dal random o ascoltandolo a spizzichi e bocconi.
Questa serie di brani è sempre percorsa da una scossa di tensione. Anche quando è meno evidente è comunque percepibile sottotraccia. La voce di Charlie Risso sembra quella di un’incantatrice che ammalia senza spingere mai troppo sull’acceleratore. Ti sembra di sognare ma non sono sogni ristoratori. Permane sempre una certa inquietudine in questa collezione di brani che non dimenticano il passato ma sono contemporaneamente ben calati nel presente.
Un disco che si può ascoltare in questi giorni di calura ma che da riprendere anche più avanti, quando le giornate si faranno più corte e al posto delle magliette si indosseranno i maglioni (si spera). Per scaldarci un po’ ma restando sempre vigili visto che un incantesimo potrebbe essere sempre dietro l’angolo.