Io spero che ci si fermi, perché questo gennaio mi ha ricordato quello di un paio di anni fa di cui avevo scritto qui. Mi ritrovo a dover parlare ancora di un addio doloroso. Marianne Faithfull ci ha lasciato ed il dispiacere è enorme. Una vita molto vissuta e una delle storie di ascesa, caduta e ritorno più incredibili tra quelle che affollano il mondo dello spettacolo.
Scoperta nel 1964 da Andrew Loog Oldham, manager dei Rolling Stones, gravita da subito nel giro del gruppo britannico. Stessa casa discografica con Jagger e Richards che gli regalano una delle prime canzoni scritte insieme. Il brano è As Tears Go By ed è subito successo. Escono sei album nel giro di neanche due anni, parte una carriera di attrice e la Faithfull sembra lanciata verso un brillante futuro ma a un certo punto qualcosa s’inceppa.
Il consumo di droga prende infatti il sopravvento e da protagonista degli swinging sixties Faithfull diventa un fantasma. Letteralmente. Scompare dalla vista in una spirale discendente a cui sembra non esserci fine. David Bowie la riporta momentaneamente fuori dall’oblio duettando con lei in I Got You Babe per lo special televisivo The 1980 Floor Show ma se si esclude Dreamin’ My Dreams, album che vira sul country, gli anni settanta si avviano alla conclusione senza che vi sia quasi traccia di attività. Anche perché i problemi sono tanti e tali che una continuità sembra impossibile da trovare. Poi, allo scadere del decennio arriva l’album che cambia tutto.
Il pericolo è una grande gioia
Broken English è impossibile da ignorare. Probabilmente è l’album senza il quale la Marianne Faithfull che verrà non sarebbe mai esistita. Addio innocenza, ora c’è una donna piegata ma fortunatamente non spezzata. Tanti saluti voce da usignolo fanciullesca, anni randagi hanno risciacquato e poi asciugato le corde vocali limitando il loro raggio di azione ma dando loro un fascino peculiare.
Il risultato finale riporta l’interprete inaspettatamente in auge e da qui in poi inizia un’altra parte della carriera di Marianne Faithfull, che probabilmente non si aspettava neanche lei. Ci sarà ancora qualche montagna da scalare ma le tessere alla fine si mettono a posto e dalla fine degli anni ’80, a partire da Strange Weather, riprende definitivamente in mano le redini della carriera.
Tante le soddisfazioni e le collaborazioni, sia che si attinga al canzoniere di altri sia che ci si affidi alla penna di colleghi più o meno giovani. Roger Waters o Nick Cave, Morrissey o Metallica quella voce di carta vetrata riesce sempre a prendere qualsiasi canzone e a farla irrimediabilmente sua.
Sarebbe facile ora mettere una versione di As Tears Go By per chiudere tutto. Ce ne sono anche molte tra cui scegliere. Invece voglio ricordare questa donna con una canzone più recente, una cover di Sing Me Back Home che trovo terribilmente appropriata. A duettare con lei il buon vecchio Keith. Se vi vengono i lucciconi alla fine non c’è niente di strano.
So long, Marianne.