Che c’entra un contrabbassista jazz con la musica rock? In teoria nulla. Ma ci sono sempre delle eccezioni. Basta pensare a Sonny Rollins (fresco di compleanno, auguri!) con i Rolling Stones. Anche Richard Davis rientra in pieno nella categoria. Una carriera spesa quasi interamente nei mondi del jazz e della musica classica ma con almeno un paio d’incursioni di peso in ambito rock.
La prima giusto 55 anni fa, nel 1968, quando viene chiamato per le registrazioni del primo album solista di un cantante irlandese che si era fatto già notare con i Them. Ma anche in proprio con una cosuccia come Brown Eyed Girl. Quello che diventerà Astral Weeks è però qualcosa di completamente diverso. Talmente diverso che è anche difficilmente inquadrabile. Potrei dire folk-jazz ma non renderebbe pienamente l’idea. Un flusso di coscienza sia nelle parole che nella musica che in partenza pare duro da comprendere. Poi come a volte succede con la musica inizia a vibrarti qualcosa dentro, entri in connessione con le emozioni e ti lasci semplicemente trasportare.
Bene, mentre sei in balìa di tutto questo, il punto fermo a cui potersi appigliare è il contrabbasso. Certo, anche lui ogni tanto fugge in avanti, ma in un disco in cui di batteria c’è n’è pochissima è proprio Davis il collante che tiene insieme il viaggio che parte dalla title-track e arriva a Slim Slow Slider. Un binario sicuro che non fa deragliare le canzoni. Può sembrare poco ma in un album di questa fattura è fondamentale.
Ehi Eddie, puoi trovarci un passaggio?
Passa qualche anno e qualche altra session per artisti rock ed ecco che Davis si trova di nuovo a far parte di un album fondamentale. Bruce Springsteen aveva sfruttato il suo contrabbasso nel primo album Greetings From Asbury Park, N.J. nella ballata The Angel. Al momento di registrare Born To Run c’è una canzone un po’ diversa da tutto il resto dell’album. Si chiama Meeting Across The River. Guidata dal piano di Roy Bittan che sembra quasi duettare con la tromba di Randy Brecker la canzone ha un’atmosfera da film noir e il suo testo volendo è una piccola sceneggiatura. Bene, il terzo protagonista musicale di questo brano è il contrabbasso ed ancora una volta Davis è il muro portante che consente a piano e soprattutto tromba di viaggiare leggeri nel brano.
Anche qui sembra una cosa scontata ma è fondamentale, perché senza quel muro che regge il brano non sarebbe lo stesso. La cosa ancora più bella è che tutto questo accade con una naturalezza disarmante, quella parte ritmica che sembra nata per stare lì da sempre.
Ed ecco come un puro jazzista che si dedica anche alla musica classica è finito a suonare in due album importantissimi della musica rock. Mi fa piacere ricordarlo dato che è scomparso in questi giorni a 93 anni.