Pubblicità

Due canzoni, o meglio un singolo

Non so perché questa idea mi abbia colpito all’improvviso. Forse perché i tempi che stiamo vivendo sono particolarmente brutti e non credo ci sia bisogno di spiegare il perché. Penso però che ci sia il bisogno di aggrapparsi ad alcuni brani e me ne sono venuti in mente un paio che, se i loro autori si mettessero d’accordo, mi piacerebbe vedere riunite in un singolo. Facciamo maxi magari vista la durata delle canzoni in questione. Partiamo, com’è giusto che sia, dal lato A.

Love’s In Need Of Love Today (Stevie Wonder, 1976)

Apre Songs In The Key Of Life che a settembre ne compirà cinquanta. Lo fa con un coro che è già un balsamo per l’anima. Poi ti prende per mano e ti accompagna con leggerezza. Ed è questo il segreto di questo pezzo secondo me. Parla di ieri ma parla soprattutto di oggi ed è a tutti gli effetti una dichiarazione sullo stato delle cose ma non lo fa con proclami roboanti o prove muscolari. È una canzone che sì cresce ma senza scossoni. Paradossalmente è questa la sua forza perché ti si insinua dentro e pianta dei semi.

Devo ammettere che all’inizio non capivo benissimo il punto. Intendiamoci, grandissima canzone senza se e senza ma, però quell’amore che ha bisogno d’amore mi rimaneva un po’ lì, misterioso. Insomma questo brano per me aveva come un velo. Poi ricordo distintamente che una mattina di non molto tempo fa è partita a tradimento in un mix. Stavo facendo altro e mi sono dovuto fermare. Ho ascoltato ma soprattutto ho sentito. Il velo si è sollevato, i semi hanno germogliato e la canzone è arrivata più potente di quanto fosse mai arrivata. Perché dopo questi anni è decisamente vero, l’amore ha bisogno di amore. E per fortuna abbiamo Stevie Wonder a ricordarcelo.

Live And Let Live (Peter Gabriel, 2023)

Per il lato b una canzone decisamente più recente ma di un nome comunque storico. Uno di quelli che i dischi te li fa desiderare allungando i tempi in maniera abnorme. I/O è arrivato a ventuno anni di distanza da Up, quando nessuno forse ci credeva più e ne avevo già parlato qui. Tutto inizia con due note, poi arriva subito il ritmo. Nella strofa c’è un rimando per me chiaro a People Get Ready degli Impressions. Non una citazione diretta ma funzionale alla tematica del brano. Si aggiungono mano a mano gli strumenti mentre il testo è un invito a non cedere a una brutalità che sempre più spesso fa parte delle nostre vite, anche solo di sponda.

Come nella canzone di Wonder qui non ci sono proclami altisonanti o invocazioni. Si parla invece degli esseri umani, senza offrire soluzioni, ma invitando alla riflessione. Con parole lucide e chiare, che arrivano a destinazione anche solo con uno yeah, yeah, yeah. Perché spesso basta pochissimo, anche un frammento, per arrivare a segno e secondo me questo è uno di quei casi.

Sono tempi duri, tanto per cambiare. Penso che sia bello ogni tanto avere delle canzoni che ci consentono di entrare in un porto sicuro dove ormeggiare. Queste due hanno risuonato in maniera particolare in questi giorni. Un lato A e un lato B e anche parzialmente due facce della stessa medaglia. Sarebbe auspicabile non averne bisogno ma sapere che ci sono rende tutto migliore, anche solo per un quarto d’ora.

Pubblicità

Pubblicato da parliamounpodimusica

Grande appassionato di musica fin da bambino, si è finalmente deciso a scriverne un po' unendo così due sue grandi passioni