Pubblicità

C’e qualcuno fuori di qui? (Avvento, parte 5)

Dai, il disco del muro? Quello col coro dei bimbi e l’assolo bellissimo di… c’è l’ho sulla punta della lingua il titolo!

Si, proprio quello. Cos’altro ci sarà da dire su quel disco? Non lo so nemmeno io in realtà ma ho deciso che valeva la pena fare un tentativo.

… Siamo entrati?

The Wall è uscito l’anno in cui sono nato, giusto due mesi dopo. Una visione romantica potrebbe farmi dire che forse è per questo che sento una connessione particolare con questo disco. Ma la verità è molto più prosaica.

Il disco l’ho scoperto veramente più avanti pur avendolo sempre avuto sotto mano. Quella copertina di mattoni bianchi e quei disegni che da bambino mi parevano tanto bizzarri e un po’ spaventosi giravano a casa da quando erano usciti. Per un po’ mi sono limitato ad osservare il tutto come un libro, anche la busta interna con i testi che sembravano scritti a mano con una grafia nervosa. Poi l’ho ascoltato distrattamente, come si ascoltano le cose in giovane età. Alla fine è arrivata l’adolescenza e lì è cambiato tutto.

In quel turbine di modifiche e prese di coscienza, aiutato anche da un libro di traduzioni dei testi, ho ascoltato davvero quel disco per la prima volta. Ed è arrivato tutto molto più potente. Ho capito che c’era molto di più di quello che pensavo. Più o meno nello stesso periodo ho visto anche il film tratto dal disco che mi ha dato anche una parte visiva da associare ad esso. Era un momento in cui anche la TV generalista dava spazio alla musica, seppur ad orari improponibili per la mia giovane età.

Cosa dobbiamo fare ora?

Guardandolo ammetto che in certi punti mi lasciò abbastanza inquieto quando non impaurito però sentire quella musica e leggere quelle parole con l’ausilio della celluloide ebbe su di me un imprinting potentissimo. Non era un grandissimo momento per me, tutti quei cambiamenti e sconvolgimenti che ti senti dentro da adolescente mi lasciavano agitato e inquieto. Agitazione ed inquietudine che avevo avvertito nel disco e ora vedevo in Pink, il protagonista della storia.

Nella sua mi pareva di cogliere una parte della mia non tanto nella narrazione quanto negli stati d’animo. Quello che sentivo nelle orecchie e vedevo davanti ai miei occhi sembrava parlare a me e di me. La sensazione che ne ricavavo era che il Pink fosse quello che non volevo diventare. Ovviamente al netto dei traumi subiti e dei deliri del protagonista. Tutto questo insieme ad altro ovviamente ha messo in moto un processo di cambiamento che mano a mano mi ha accompagnato a diventare una persona adulta (o presunta tale).

Non è da qui che…

Ecco, per me The Wall è il disco che ha messo in moto delle domande. Ho trovato le risposte? Si o forse no ma non è quella la cosa fondamentale. Soprattutto perché alcune di queste potrebbero arrivare ancora tra molti anni. Il solco profondo che ha scavato mi ha portato fin qui oggi, accompagnato da tante altre cose.

Avrei potuto parlare del viaggio che da In The Flesh? porta ad Outside The Wall con gli aneddoti che sicuramente non mancano. Ho preferito per una volta raccontare l’effetto che questa musica, queste parole e queste immagini hanno avuto su di me perché era l’unico modo a mio avviso sensato di parlare di questo album epocale. Spero mi perdonerete per questa volta.

Pubblicità

Pubblicato da parliamounpodimusica

Grande appassionato di musica fin da bambino, si è finalmente deciso a scriverne un po' unendo così due sue grandi passioni