Ovvero quelle di Rick Wakeman. Un piano solo non troppo lontano da casa, potevo lasciarmelo scappare? La risposta è chiaramente un no, quindi biglietti presi e via, si parte.
Immerso nella cornice della Fortezza Vecchia di Livorno che offre un’ottima scenografia naturale sul palco si staglia il piano a coda che sarà co-protagonista della serata. L’attesa per l’inizio è leggermente prolungata, poi dalla destra del pubblico si avvicina un’altra figura che sale le scalette che portano sulla scena.
Rick Wakeman si siede al piano e comincia a parlare. O meglio, a raccontare. Lo fa con una tale umiltà ed ironia che non si può non venirne conquistati. Gli anni si vedono magari nel fisico ma basta iniziare a suonare per fare sì che accada quella magia che con i musicisti di quella generazione capita sovente. L’anagrafe davanti alla musica scompare, il tempo è sospeso e ci si abbandona alle note.
Viaggio al centro della musica
Il concerto è un excursus lungo la carriera del tastierista inglese, che opta spesso per la forma dei medley per concedere generose porzioni dei suoi album solisti e delle collaborazioni con altri. Partendo da The Six Wives Of Henry VIII, suo primo album solista che dedicava una canzone a testa alle mogli del re in questione, ci ritroviamo a percorrere una strada che porta agli Yes, prosegue verso David Bowie per poi tornare agli episodi solisti in una sorta di sezione libri, storie e leggende con Arthur e Journey To The Centre Of The Earth prima di planare sui Beatles con Help! ed Eleanor Rigby eseguite con uno stile classico.
Detto così potrebbe sembrare un qualcosa di scontato. Posto che per me ascoltare Space Oddity, Life On Mars, And You And I o Wonderous Stories da chi era a suonarle anche sui dischi originali ha suscitato una bella emozione devo dire che l’esecuzione in solo piano ha spogliato le canzoni, soprattutto quelle degli Yes e soliste di orpelli ed aggiunte.
Ad essere messa in risalto è così la melodia e alla fine ti rendi conto che quelle canzoni, spesso etichettate come ridondanti da persone a cui magari non piace il genere prog, ne erano letteralmente disseminate. Non risultano sminuite o depotenziate anzi, guadagnano una luce differente.
Bonus Track
Il concerto finisce e normalmente le persone sfollano per tornare a casa. Qui invece accade un qualcosa che non mi aspettavo. Viene approntato un tavolino e Wakeman si presta a firmare dischi, cd e soprattutto a fare anche quattro chiacchiere con chi è rimasto. Così ci si ritrova a parlare del Bowie che ha conosciuto, oppure degli Yes. Qualcuno gli dice che suona le tastiere e allora è lui a chiedere che tastiere ha e si capisce che è una cosa non detta tanto per dire ma fatta perché in quei minuti hai veramente la sua attenzione. Come uno zio acquisito che ti è venuto a trovare.
